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Analisi della condizione pre-elettorale

Le elezioni per la segreteria del PD si sono svolte, secondo statuto, in due fasi distinte e molto differenti per bacini elettorali e tipologia di interessi sociali. La prima fase si è svolta nei circoli PD (le convenzioni) ed era destinata esclusivamente agli iscritti del partito. Tutta la comunicazione è stata interna ed orientata a coinvolgere la propria parte di elettorato fidelizzato. Di fatto si è ripetuto quanto capita normalmente all’inizio di una qualunque campagna elettorale in cui il candidato cerca di serrare le fila dei voti sicuri.

La seconda parte invece si è svolta in maniera più ampia ed aperta. Essendo rivolta ai cittadini elettori e simpatizzanti del PD, la campagna si è necessariamente rivolta ad uno spaccato della società più rappresentativo dell’intero corpo elettorale. È probabile che una parte degli elettori andati ai seggi non sia identificabile come elettore del PD. Un’altra probabilmente non era nemmeno elettore del centrosinistra. Nella nostra esperienza ai seggi abbiamo visto persone appartenenti a tutti i partiti con, forse, unica eccezione per la Lega. Questa assenza è più motivata dal pudore ad “dichiararsi” come tali che una vera assenza.
È indubbio che ogni elettore italiano può avere interesse a votare per le primarie aperte. È anche ovvio che ogni partito può utilizzare le primarie per allargare la sua base ed avvicinare nuovi elettori.

Le primarie aperte sono un’occasione ghiotta per chi le fa, se organizzate da un partito che abbia la vocazione maggioritaria e quindi punti ad aspiri ad allargare l’adesione al proprio progetto politico.

 

piano di marketing territoriale

Come nascono le candidature

 Zingaretti

Le modalità di nascita delle candidature dicono molto del risultato elettorale e di come esso sia stato ottenuto.
Zingaretti lancia la sua candidatura in estate. Subito molti dirigenti di partito iniziano a convergere sulla sua figura. Utilizza il suo ruolo per muovere risorse per la campagna elettorale come relazioni con i politici, la stampa, i dirigenti della PA romana e laziale. Si pone immediatamente come l’uomo che vuole vincere le elezioni.

 

Martina

Si muove tardi, dopo un lungo periodo di tentennamenti e di ondeggiamenti. Tale atteggiamento sarà presente in tutta la sua campagna. Su di lui converge la gran parte della dirigenza renziana del partito (85 parlamentari) puntando a vincere le elezioni con la dote di voti di Renzi. È il segretario reggente, cioè la persona che decide i tempi per le primarie. Riesce a sbagliare nettamente i tempi e le motivazioni per tale scelta sono peggio dell’errore. Nell’immaginario collettivo questa rimane la macchia più importante, a mio avviso, che lo porterà a non vincere le elezioni.

Roberto Giachetti ed Anna Ascani

Lanciano la loro candidatura poco più di 24 ore prima della scadenza. Lo fanno con un video improvvisato sui social che, nonostante l’oggettiva bruttezza, diviene subito virale. Giocano questo avvio molto negativo sfruttando alcune importanti molle del marketing: l’urgenza, l’esclusività e la scarsità.
Urgenza di presentare una candidatura realmente riformista prima della scadenza, l’esclusività della proposta che parla “solo” a chi si identifica con un progetto specifico, la scarsità di riformismo nelle altre proposte. In tutta la campagna riescono a raccogliere l’adesione di soli altri due parlamentari, Luciano Nobili ed Ivan Scalfarotto. Negli ultimi giorni arriva l’endorsement di Maria Elena Boschi e altre personalità. Alcuni parlamentari renziani, non schierati, lavorano sottotraccia per questa candidatura. Questi arrivi però non cambiano il risultato, i giochi sono fatti. I nuovi arrivi permettono di tenere alto il morale di una base già molto motivata dalla battaglia ideale di Davide contro Golia. Base che presenta un grosso problema: ha scarsa esperienza.

Le strategie della campagna elettorale

La dote dei tempi per Zingaretti

La battaglia elettorale è stata fortemente sbilanciata in favore di Zingaretti che arriva alle convenzioni con gran parte dei dirigenti schierati per lui. Questo è un momento fondamentale perché, una strategia elettorale intelligente prevede che nella prima fase si cerchi di stringere a sé i votanti più convinti e trasformarli in divulgatori. In questo il tempismo di Zingaretti è stato perfetto e la sua strategia assolutamente vincente. Ha inoltre schierato personaggi che potessero rispondere un po’ a tutte le sfaccettature e orientamenti politici. Inizialmente si è quasi posto come l’anti-Renzi. Il fuoco è stato orientato a difendere l’importanza di un governo con i 5S. Nell’autunno, quando era evidente il disastro del governo e la crescita della Lega, la posizione si è sfumata verso un più morbido “avremmo potuto essere noi a guadagnare voti al posto della Lega“. Infine il mantra è stato “parliamo agli elettori e non ai dirigenti” del movimento. Zingaretti è stato molto abile nel nascondere le sue contraddizioni e nel tenere molto sotto traccia i problemi della sua giunta. Si è posto come l’unico vincitore di elezioni contro i 5S. Ha rifiutato incontri, confronti, dibattiti se non quando è stato costretto. Il messaggio è passato in grossi strati sociali grazie ad una forte attività di comunicazione sui territori, svolta dai dirigenti locali e in generale da una stampa che lo ha incoronato prestissimo come il vincitore designato delle elezioni.

Evidenti lacune personali

Martina ha fatto una importante mole di errori. Ma forse il problema più importante della sua candidatura è stato il suo scarso peso specifico. Se non sei un leader e cerchi una strada per vincere le elezioni devi nascondere le tue incapacità. Mediaticamente non ha mai impressionato, anche se è migliorato durante la campagna. La sua retorica lontana dal popolo delle primarie aperte, il tono della voce poco attraente e di scarso appeal hanno fato il resto. Inoltre il suo messaggio quasi martellante è stato “unità“. Se ha dato risultati interessanti nelle convenzioni nei circoli, è risultato totalmente fuori luogo nella fase delle primarie aperte, dove il bacino elettorale era molto differente. Tutto qui, più che sufficiente per spiegare il suo risultato e comprendere come non potesse vincere le elezioni.

Quando il tempismo ti penalizza

Infine la candidatura Giachetti-Ascani. La scelta di un ticket è sembrata immediatamente azzeccata con due persone che, dopo i primi momenti di affiatamento, hanno dimostrato una capacità di completarsi e confermarsi vicendevolmente davvero invidiabile. La candidatura, nata a 24 ore dalla scadenza della presentazione delle firme, si è posta subito in termini valoriali e di identità forte. Difesa del lavoro fatto dal Governo Renzi-Gentiloni, difesa a oltranza del riformismo, difesa dei valori fondativi del PD. Alcune chicche comunicative come “parliamo ai nativi PD“, ne hanno caratterizzato i punti salienti. Entrambe i candidati hanno poi dimostrato capacità comunicativa di gran lunga superiore agli altri contendenti e presenza sui social debordante, sempre rispetto ai concorrenti. Se da una parte il gap iniziale ha rappresentato un ritardo incolmabile, dall’altra ha dimostrato come nel PD esista un nucleo di persone fortemente unite nel sostegno dei loro valori, che si mobilita per campagne di merito. Purtroppo per loro, la quasi inesistenza sui media più tradizionali, ha lasciato probabilmente gran parte dei potenziali elettori a casa e quindi il risultato è stato scarso rispetto alle potenzialità. La disorganizzazione strategica su internet è stata enorme. La loro presenza sui social è stata molto più forte rispetto agli altri candidati. Ma il PD ha ancora enormi difficoltà su questi mezzi di comunicazione. Una più seria promozione sfruttando Anna Ascani come figura per le fasce più giovani e riformiste del paese e Roberto Giachetti per il mondo Renziano avrebbe potuto dare risultati migliori. In due parole sui social è mancata una strategia vera, sostituita solo parzialmente dalla grande mobilitazione dei volontari. Nonostante ciò gli altri candidati sono stati surclassati sui media moderni. Ma non è bastato.

Le sorprese che fanno vincere le elezioni

La cosa che più ha sorpreso tutti i partecipanti, Zingaretti compreso, sono stati due fattori che possono spiegare, a posteriori, le dinamiche di questo voto. Analizzando questi fattori si può comprendere quali sarebbero state le strategie migliori e le idee da mettere in campo per vincere le elezioni. Questi due fattori sono:

  • Ruolo del governo giallo-verde
  • Affluenza al voto di gran lunga superiore alle più rosee aspettative

Fattori esterni al PD ed alla campagna stessa. Fattori sociali. Apparentemente nessuno dei candidati ha percepito e utilizzato tali fattori appieno, se non indirettamente. Questo l’errore più grave di tutti e tre. Non è bastato a nessuno dei tre modulare il loro messaggio per ottenere, consapevolmente, un risultato differente. Lo stesso Zingaretti ha ottenuto un risultato non cercato.

 

Come vincere le elezioni dalle analisi post-voto

Le analisi post voto non si possono fare prima e quindi non è possibile comprendere come vincere le elezioni da esse. Ma il risultato elettorale serve per preparare le elezioni successive o addirittura per condizionare il partito nei suoi percorsi quotidiani. I risultati finali hanno visto una vittoria molto importante di Zingaretti, superiore alle aspettative. Martina ha quasi dimezzato i risultati delle convenzioni nei circoli e Giachetti ha grosso modo tenuto.

Per quanto fosse ormai chiaro che Zingaretti era il vincitore delle primarie, fino alla sera prima tutti si soffermavano sul risultato e cioè se avesse superato il fatidico 50% dei voti, soglia necessaria per un’elezione immediata. Martina è parso sin da subito il perdente predestinato. Ha subito alcuni colpi negli ultimi giorni. Molte personalità più o meno pubblicamente si sono disimpegnate. Le scelte per i ruoli, le candidature in assemblea nazionale, i pesi interni delle correnti e fazioni, le due liste presentate in contrapposizione, la difficoltà a raccogliere le firme e presentare delegati in tutte le provincie hanno da subito dimostrato lo scarso peso di questa mozione.

Per Giachetti-Ascani invece tutto è stato semplice. Nonostante lo scarso radicamento e apparente peso politico dei volontari e candidati (spesso ai margini del partito “di governo“), sono riusciti in pochissimo tempo a compiere tutti gli atti e presentarsi forti e compatti al traguardo del voto. Ci si aspettava un risultato decisamente più importante. Invece….
Ma attenzione alla dote valoriale ed alla forza aggregativa che questo gruppo porta con sé.

Ma cosa è successo realmente in queste elezioni?

Per comprendere il risultato elettorale si devono, a mio avviso, prendere in considerazioni i due punti precedentemente citati.

Il governo giallo-verde nei primi mesi del 2019 ha dimostrato fortissimi segni di crisi. La maggior parte dei nodi hanno iniziato a venire al pettine. Moltissimi dei problemi sentiti dalla classe media e le promesse che presso questa classe avevano fatto presa, hanno iniziato ad apparire sempre più come un problema o come un danno per il paese. Soprattutto nella classe più istruita, potenziale bacino di un PD riformista. Ciò ha probabilmente mobilitato una massa silente di cittadini. Quelli che danno il voto con riserva, che se lo riprendono alla prima occasione, che si informano. Cittadini che hanno pensato di dare una spinta al governo incoronando con la partecipazione il vincitore. Una sorta di investitura. Se queste dinamiche sono state reali, allora il vincitore designato era l’unico voto possibile. Gli elettori non si sono recati per dare un voto consapevole, ma per incoronare il vincitore contro un governo che sentivano come pericoloso. Hanno chiesto al segretario di fare opposizione.

Ecco che essere stato presentato come il probabile vincitore dalla stampa, essere presente spesso in tutti i media, aver potuto parlare ad ampi strati sociali ha facilitato questa scelta portando ad un voto molto più polarizzato di qualunque previsione effettuata nei giorni precedenti le elezioni.

Quali strategie alternative

È molto difficile proporre strategie alternative. Agli occhi attenti Zingaretti è parso il vincitore già una alcune settimane prima del 4 marzo, quando era chiaro che si sarebbe votato più per cercare di fermare i 5S e la Lega che per eleggere il segretario del PD.

Martina non ha mai avuto speranza e non è mai stato un competitor reale per la vittoria delle elezioni. Solo l’ampio margine accumulato durante le convenzioni e l’altissimo numero di parlamentari schierati con lui, gli ha permesso di non arrivare terzo.

Per Giachetti-Ascani il discorso è differente. Comprendere queste dinamiche prima sarebbe stato utile per cercare di muovere le acque in tempo. In verità è stato fatto con la richiesta di confronto televisivo portata avanti sui social ed altre occasioni simili. Però anche qui il confronto si è tenuto in orari improponibili e senza alcuna pubblicità vera. Le domande sono state slegate dalla reale competizione e non sono emerse nettamente le differenze tra i candidati. Insomma le carte in mano sono state davvero poche per poter combattere ad armi pari. Ci sarebbe piaciuto vedere una strategia online più meditata ed articolata e non solo una spinta propulsiva data dalla forza del gruppo. Di fatto questa mozione ha ottenuto probabilmente un risultato inaspettato e motivato dalla grande forza dei volontari. Una spinta ottenuta da due candidati che hanno saputo declinare questa campagna in maniera molto interessante. Rimane un però…se si fosse riusciti a mobilitare il popolo di riferimento, quei renziani che forse in buona parte sono rimasti alla finestra. Se si fosse riusciti a marcare meglio le differenze, allora il risultato sarebbe potuto essere differente. Da una parte è mancata un’organizzazione strategica forte (ma diamo atto al tempo ed ai numeri di questa mozione), dall’altra è mancato il vero king-maker, quel Matteo Renzi, unico a poter avere realmente questo ruolo. Quindi forse, alle condizioni date, tutto il possibile è stato fatto e molto di più.

I risultati elettorali misurati dopo un anno

Scriviamo questo articolo a poco più di una settimana dal risultato elettorale, ma proviamo a vedere cosa accadrà tra un anno. O meglio proviamo ad analizzare le mozioni e immaginare quale è il risultato di questa campagna elettorale oltre alla conta dei voti.

Zingaretti è segretario del PD, guiderà il partito alle europee, forse la tornata elettorale più difficile della storia del partito. La precedente edizione si concluse con un sorprendente 41% per il PD di Renzi, quel Renzi osteggiato e per alcuni versi odiato da gran parte degli elettori e militanti di Zingaretti. Le elezioni saranno, se confrontate alle precedenti europee, sicuramente una disfatta. Chi in questi anni ha attaccato il segretario montando sul carro dei vincitori ora si trova tra le file di Zingaretti. Saprà il segretario tenere unito un gruppo abituato a disarcionare tutti i segretari che ha avuto? Qui si giocherà il futuro di Zingaretti e probabilmente del PD stesso.

Martina ha subito non solo la più cocente disfatta, ma si trova nelle condizioni peggiori. Almeno due anime al suo interno, molti dirigenti che stanno già cercando di scappare, una posizione di irrilevanza, le voci di scioglimento della sua mozione che lo delegittimano, una reale difficoltà nel controllare i suoi in assemblea, la malcelata voglia dello stesso Martina di confluire sul vincitore.

Giachetti-Ascani hanno portato in assemblea nazionale aria nuova e una platea di eletti che sono sempre stati ai margini del partito. In gran parte giovani e professionisti, esperti e competenti scelti nella società civile che si identifica con il riformismo renziano. Un gruppo che si è auto-rafforzato e consolidato durante il percorso. Un gruppo che non avendo precedenti “casacche” entra per la prima volta in assemblea con uno spirito unitario, probabilmente addirittura incomprensibile agli altri membri dell’assemblea. Sarà una vera spina nel fianco e una potenziale arma contundente in termini di compattezza. Se saprà mantenere lo spirito delle primarie, se saprà farsi riconoscere come il gruppo riformista del PD, se saprà uscire e far uscire dall’anonimato i tanti volontari con competenze, allora sarà la vera sorpresa. Non ci stupirebbe vedere, tra un anno, questa mozione con risultati molto più importanti dei freddi numeri ottenuti alle primarie. Una mozione che se riuscirà a mantenere lo spirito avuto in questi due mesi potrebbe mietere interessi nel paese. Un gruppo che potrebbe portare in dote alle successive elezioni un peso non indifferente da giocare con un ruolo da protagonista. Tutto ciò potrà accadere solo se Giachetti ed Ascani riusciranno a non snaturare il ruolo di riformismo spinto costruito in questi mesi e se comprenderanno che questo è il vero risultato ottenuto alle primarie.

Ci rivediamo a marzo 2020….per la contro verifica.